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Intervista a Federica “Maeve Donovan” Campana

Federica Campana, in arte ‘Maeve Donovan’, classe 1994, gamer napoletana di Hearthstone del Team QLASH. Una delle prime gamer professioniste in Italia. Vi ho parlato di lei e di altre su colleghe in Le Gamer”.

Ciao Federica, grazie per essere qui. Partiamo subito dal tuo nick da gamer “Maeve Donovan”, sbaglio o è un personaggio di Criminal Minds? Da dove nasce? 

Ciao Paola, grazie a te per avermi concesso questa intervista, è un piacere per me essere qui! Sì esatto, è proprio come dici, Maeve è un personaggio di Criminal Minds, un personaggio secondario che però mi aveva colpita per la sua intelligenza e personalità, quindi quando ho dovuto scegliere un nome che mi rappresentasse in game, ho scelto questo!

I videogames hanno sempre fatto parte delle passioni di Federica Campana o Maeve Donovan è nata dopo?

Quella dei videogiochi è più una passione che è nata da grande, almeno in questa misura! Quando ero piccola non ne avevo in realtà, giocavo un po’ con la play quando andavo a trovare gli zii, ma non avendone una mia, per quanto mi piacesse non potevo giocare così spesso. Crescendo poi mi sono appassionata, tramite amici dell’università che mi hanno introdotta in questo mondo bellissimo.

Come sei arrivata a far parte del primo team professionista italiano Team QLASH Hearthstone e passare da Federica Campana a Maeve Donovan?

Nel 2016 sono andata a giocare il mio primo torneo “grande” live, a Francavilla, un torneo italiano che all’epoca era abbastanza importante e mi sono distinta arrivando fra i primi 30. Era un ottimo risultato, considerando anche che ero l’unica ragazza è stato ancora più enfatizzato. Da lì ho cominciato ad avere un nome anche per la community italiana di Hearthstone, così quando nel 2017 il team QLASH ha formato il suo primo team di HS, mi hanno chiamata per far parte della loro squadra e io ho subito accettato!

Cosa ti ha fatto dire “Questo è quello che voglio fare?”

Sono una persona estremamente competitiva, quando faccio qualcosa non mi piace farla male o solo per il gusto di farla, quindi quando ho iniziato a giocare ad Hearthstone e mi sono innamorata di questo gioco ho deciso che volevo vincere, affermarmi. Ho cominciato a partecipare a tornei internazionali grazie al supporto del team QLASH, e adesso sono riconosciuta anche all’estero come una delle giocatrici più forti. La cosa che mi piace di più, e che mi ha fatto decidere che questa sarebbe stata la mia strada, è che io adoro viaggiare, vedere posti nuovi e persone nuove, e questo è possibile grazie ad HS! Conciliare le mie passioni in questo modo è una grande cosa, in più si è sempre in ottima compagnia, avendo amici e persone con la tua stessa passione!

Qual è stato, se c’è stato, l’episodio che più ti ha fatto capire che avresti dovuto lottare anche contro i pregiudizi e il sessismo per portare avanti la tua passione? 

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare proprio agli inizi: mi piaceva partecipare ad eventi che si tenevano nella mia città, si giocavano questi mini-tornei principalmente organizzati da negozi di videogiochi/fumetti. Una volta ad uno di questi tornei arrivai in finale e sentii il mio avversario dire ad un suo amico “Se perdo questa non mi faccio più vedere”. Sicuramente lui stava scherzando, ma alla fine davvero non l’abbiamo più visto! Vinsi quel torneo ed ero felice, perché stavo dimostrando nel mio piccolo che non bisognava sottovalutare le donne. È stato, però, un duro colpo per me sentire quelle parole, e questo è stato forse l’episodio che mi ha cambiato di più, anche se poi successivamente ho spesso sentito frasi del genere, purtroppo.

È un fenomeno che vedi solo in live su Twitch, ad esempio, o anche nei tornei fuori dall’Italia? 

Nonostante tutto il lavoro mio e di altre ragazze che si impegnano come me, ci sono ancora ragazzi che nel 2020 credono che le ragazze non siano al loro livello. Ultimamente c’è stato un caso di un ragazzo americano che ha scritto ad una ragazza (forse più di una) che lei doveva stare in cucina e non giocare a questi giochi. Per fortuna è un caso isolato, e magari prima o poi la Blizzard (casa produttrice del gioco) non permetterà a questo genere di troglodita di partecipare agli eventi, lo bannerà. D’altra parte però è uno dei pochi a pensarla così, per fortuna almeno su HS ho incontrato un sacco di persone che hanno stima di me e del mio lavoro, che non hanno avuto pregiudizi e cose del genere. Noi speriamo che prima o poi saranno tutti così.

Come credi che gli esports evolveranno nei prossimi anni? E credi che una piattaforma come Twitch sarà determinante per voi gamer, per far capire che è un vero e proprio lavoro? 

Io spero che gli esports si evolveranno anche in Italia, che possano diventare anche qui un lavoro, come lo sono già in molti paesi. Diciamo che anche se siamo andati un po’ a rilento rispetto al resto del mondo, stiamo cercando di metterci in pari. Per quanto riguarda Twitch, è sicuramente determinante, già adesso molti guadagnano bene e questo non può che migliorare nei prossimi anni.

Questa intervista è stata precedentemente pubblicata su mypoblog.com.

Nata e cresciuta a Milano. Per lavoro social Media Manager e copywriter. Per sopravvivenza vivo tra caffè, libri e apertivi senza dimenticare i carboidrati!

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