fino alla fine del fiato
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“Fino alla fine del fiato”: due chiacchiere con Marco Magnone

Qualche giorno fa in un’agile stanza di zoom abbiamo avuto il piacere di chiacchierare un po’ con Marco Magnone, autore di Fino alla fine del fiato edito da Mondadori. Un romanzo per ragazzi in grado di parlare senza stereotipi e con una grande empatia.

Ringraziamo la casa editrice per l’invito e vi ricordiamo che qui trovate anche la recensione al romanzo!

Da dove nasce l’esigenza di scrivere “Fino alla fine del fiato”?

L’idea di Fino alla fine del fiato nasce un paio di anni fa e fino ad ora è stato il libro più duro da scrivere: i romanzi precedenti erano una saga distopica, un romanzo autobiografico. Tutti i conflitti erano frutto di fantasia o comunque dai toni molto più leggeri. Il genere metteva la sordina sull’impatto emotivo che avrebbe avuto su di me, non la trama.

Anche questo è un romanzo di fantasia, ma che nasce da una scintilla di verità: è stato difficile da scrivere perché per io ho incontrato i sopravvissuti. Sono stato due volte in Norvegia per fare ricerche per questo romanzo. Ho incontrato i superstiti di quel 22 luglio 2011 a Utoya. Fino ad un attimo prima si trovavano in un campus estivo, magico, pieno di aspettative. Ecco quel luogo è diventato un luogo di terrore. Oltre a quello che hanno vissuto già di per sé tragico, quello che mi ha colpito è “il dopo”. Il tornare a vivere.

Volevo che questo libro raccontasse quando la fiducia, la gioia di vivere dell’adolescenza incontra il mondo di chi ha qualcosa di rotto dentro, e l’unica cosa che gli resta è rompere qualcosa degli altri.

La parte che a me interessa di più di Utoya è il dopo: il ritorno dei ragazzi al campo, il riprendersi la loro vita, il loro scegliere di non essere vittime due volte.

Come riesci, in ogni tuo romanzo, a dare resilienza ai tuoi personaggi nonostante siano tutti ambientati in mondi diversi, con atmosfere diverse e con storie opposte?

Chi scrive storie e arriva ha essere pubblicato è fortunato e questo dovrebbe portare chi fa questo mestiere a farlo al meglio delle sue possibilità.

Non esiste una ricetta a priori per dire “okay adesso, creo un personaggio che funziona e lo faccio in una storia minima o in una che tiene dentro questioni così complesse”. Io ti posso dire al contrario che per provare a scrivere storie credibili e a costruire personaggi che possono funzionare, ogni volta io ho bisogno di partire da zero e mettermi in discussione provando sempre qualcosa di diverso. Questo per me è l’unico modo per ritrovare freschezza sia nella storia che nei personaggi. I mondi raccontati nei miei romanzi precedenti raccontati di nuovo sarebbero stati meno ispirati. Questa era la storia giusta con cui mettermi alla prova e in cui poter ritrovare quell’energia e quell’entusiasmo. Io mi chiedo cosa avrei voluto dire o sentirmi dire da adolescente per evitare di mettere in bocca frasi da adulti ai miei personaggi.

C’è un personaggio che ricorda il Marco Magnone adolescente?

Non credo, credo piuttosto che ogni mio personaggio abbia un lato che mi sarebbe piaciuto avere in quegli anni: dallo sport, al coraggio di prendere posizione anche quando per gli altri è “da sfigato” come fa Seba a cui piace prendere posizione. Ecco magari in Seba c’è quella parte di “ombra”: tanto bravo con le parole non riesce però a tirare fuori quello che prova a Filo. Quella situazione rimane nel non detto.

Ringraziamo Marco Magnone per la disponibilità e vi ricordiamo che Fino alla fine del fiato vi aspetta in libreria e negli store online!

Nata e cresciuta a Milano. Per lavoro social Media Manager e copywriter. Per sopravvivenza vivo tra caffè, libri e apertivi senza dimenticare i carboidrati!

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