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Antonella Lattanzi ritorna con “Questo giorno che incombe”

Quattro anni dopo Una storia nera, Antonella Lattanzi regala ai lettori un nuovo, appassionante romanzo. Questo giorno che incombe (HarperCollins) arriva in libreria oggi, e abbiamo incontrato Antonella Lattanzi su Zoom per saperne di più!

Partiamo dal principio: ci racconti qualcosa di più sulla genesi di Questo giorno che incombe?

Tutto è nato da un aneddoto che mio padre mi ha raccontato. Quando ero molto piccola e ci siamo trasferiti nella casa in cui sarei rimasta fino ai 17 anni, si trattava di una casa da cui era scomparsa una bambina. Mi ha colpita, perché da un lato pensi sempre che queste cose accadano altrove, non dove vivi tu; dall’altro, ha dato spiegazione a molti atteggiamenti protettivi e spaventati di tutti gli adulti del palazzo nei confronti di noi bambini. Anche a vicenda già conclusa da anni. I posti conservano il nero che lì è accaduto, e questo me lo ha fatto capire mio padre con il suo racconto. Per questo, nonostante io preferisca inventare, stavolta ho deciso di raccontare questa storia.

È stato il libro più difficile da scrivere. Aveva tantissimi spunti, fili da tessere, cambiamenti da gestire al meglio. Volevo raccontare tutto, senza parole di troppo. Anche la realtà chiusa del condominio, che non accetta facilmente chi sta fuori, è diverso e suscita sospetto. Quando il sospetto entra in una comunità, è difficilissimo non avere dubbi o farsi domande. Anche la storia d’amore era importantissima da raccontare, e in modo che fosse funzionale al resto.

Il nucleo chiuso che racconti è molto particolare, in molti dettagli che lo caratterizzano (il ruolo delle tende, per esempio).

Quando questa comunità nasce, vuole essere un luogo protetto e sicuro. Non avevano bisogno di chiudere le porte, o appendere tende alle finestre. Quando il sospetto penetra e si insidia, appaiono le tende, dietro cui si iniziano a nascondere “cose”.

La tua protagonista è una madre: è stato difficile metterti nei suoi panni?

Angela è un nome a cui sono molto legata, ed è un nome molto presente nella mia famiglia (mia sorella, mia madre e mia nonna si chiamano così). Quando scrivo, amo il momento dello studio. Perché quella persona parla in quel modo? Perché si muove così? È dai racconti di mia sorella, o di mia madre, o delle amiche che sono madri, che ho tratto ciò che ho potuto raccontare della maternità. Il punto di contatto tra me e Francesca è il suo dialogo con la casa. Lei parla con l’edificio, io invece litigo con me stessa.

Le scene d’amore di Questo giorno che incombe sono davvero riuscite, schiette, e “molto poco italiane”. C’è qualcuno o qualcosa che ti ha ispirata, o che ha influenzato la tua scrittura?

Le scene di sesso mi preoccupavano moltissimo. È molto facile renderle davvero poco credibili. Sicuramente qualcosa mi ha ispirato, da ciò che ho letto a ciò che ho visto, o anche vissuto. Sono le scene su cui abbiamo lavorato meno in sede di editing, perché mi preoccupavano talmente che le ho scritte e riscritte più volte. Sono felice che ti siano sembrate azzeccate! Mi sembrava importante creare e mantenere la tensione erotica in quelle scene, a prescindere dal giudizio, che come autori non dobbiamo esprimere.

Francesca sembra l’unica a porsi delle domande, rispetto a ciò che accade prima e dopo la sparizione della bimba.

Perché pensa, quando arriva, di aver trovato pace. Quando la realtà oscura le arriva dritta sul volto non può ignorarla, ma tuttavia esita a parlarne. È quello che accade anche nei rapporti, a volte. Si esita ad affrontare alcuni discorsi per paura che esplodano come bombe. Di sicuro accade a Francesca e al marito.

In Questo giorno che incombe c’è una riflessione molto bella sul concetto di amore e odio, e su ciò che accade quando questi sentimenti si alternano.

Quando ami e odi allo stesso tempo qualcuno sei in pericolo, perché non riesci ad allontanarti da chi ti fa del male. Si può vincere, e si può trovare la forza di liberarsi di questi rapporti e di queste persone. E guardare avanti, più che guardare indietro.

È molto presente anche il senso di colpa di Francesca, il suo sentirsi sempre inadeguata.

Il senso di colpa è un sentimento che ci guida. Quante cose facciamo per non ferire qualcuno! In particolar modo le madri, sono costantemente giudicate dalla società e si sentono costantemente in colpa. Questo pensiero, di un senso di colpa che accompagni la maternità, ce lo avevo ben chiaro in mente. Il conflitto tra ciò che pensi di dover essere, e ciò che invece sei, rischia di annientarti quando affronti la sfida enorme della maternità.

Anche la sua percezione del tempo è profondamente alterata: rallenta, accelera, si dilata e a volte si ferma. È stato difficile rendere questa sua percezione alterata della realtà, e allo stesso tempo rendere chiaro per il lettore il reale svolgersi degli eventi?

È un modo per raccontare emozioni e sensazioni. L’alternarsi delle stagioni, o dell’accelerare o rallentare del tempo a seconda della situazione, sono modi di raccontare le emozioni. Ci abbiamo lavorato moltissimo, perché la scansione del tempo era fondamentale ed era uno specchio del conflitto tra ciò che i personaggi hanno dentro, e ciò che accade fuori.

questo giorno che incombe

Questo giorno che incombe di Antonella Lattanzi (HarperCollins) è in libreria, al prezzo di copertina di 19,50€.

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Milanese di nascita e nel cuore. Vivo di digital marketing di giorno, e di letture matte (ma mai disperatissime) di notte. Bevo litri di tè nero, e colleziono tacchi alti, con cui riesco a non perdere mai un treno.

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